Dopo diversi anni di attese e proroghe entra ufficialmente in vigore il Codice della Crisi di impresa, che porta con sé diverse novità non di poco conto. Vediamo più da vicino cosa comporta.
Con l’entrata in vigore del nuovo codice viene eliminato il precedente sistema di allerta, il quale aveva visto un lavoro non di poco conto da parte dell’Ordine nazionale dei commercialisti, con l’individuazione di indici sistemici differenziali in base a dimensione e settore di attività.
E’ stato invece introdotta una nuova modalità di rilevazione dei segnali di crisi, che tengono conto di:
Ricordiamo il rispetto degli assetti organizzativi, aspetto già entrato in vigore poiché inserito nel Codice civile da marzo 2019. Un’organizzazione idonea permetterebbe infatti di:
Come risposta alla possibile presenza di segnali di crisi, si può utilizzare l’istituto della composizione negoziata. Questo istituto però non comporta in automatico la sospensione o la revoca degli affidamenti, opzione che può essere disposta e attivata soltanto previa comunicazione che ne motivi la necessità.
In aggiunta, gli intermediari finanziari e gli istituti di credito, solitamente visti come “nemici” in queste situazioni, diventano cruciali nell’orientare l’azienda verso scelte che non interrompano l’attività di business, così da incrementare le opportunità di risanamento.
In ultimo, i creditori nei cui confronti operano le misure protettive sono tenuti al rispetto dei contratti ed alle forniture derivanti da accordi presi prima dell’accesso alla composizione negoziata, al fine di non aggravare la situazione aziendale, bensì facilitare il risanamento.
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