Il modello della ZES Unica del Mezzogiorno potrebbe diventare un punto di riferimento anche per il resto del Paese. Il Governo ha infatti manifestato l’intenzione di valutare l’estensione, su scala nazionale, di alcuni degli strumenti di semplificazione amministrativa già sperimentati nell’ambito della Zona Economica Speciale.
L’ipotesi è stata illustrata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso di un’informativa parlamentare, evidenziando in particolare l’interesse verso quei meccanismi che hanno consentito di rendere più semplici e veloci alcuni procedimenti collegati agli investimenti produttivi.
La ZES Unica nasce con l’obiettivo di creare condizioni più favorevoli agli investimenti e allo sviluppo delle imprese attraverso un insieme coordinato di agevolazioni e semplificazioni.
L’attuale estensione geografica della ZES Unica attuale comprende dieci regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna, oltre a Marche e Umbria aggiunte a fine 2025.
Il sistema attualmente operativo nelle aree interessate comprende, con presupposti e discipline differenti, strumenti fiscali a sostegno degli investimenti, procedure amministrative semplificate e uno Sportello Unico Digitale attraverso il quale possono essere gestiti alcuni degli adempimenti necessari alla realizzazione dei progetti imprenditoriali.
Uno degli elementi maggiormente caratterizzanti è proprio la possibilità di ridurre i tempi e la complessità degli iter autorizzativi per determinati investimenti produttivi. È questo aspetto, più ancora delle agevolazioni fiscali, che potrebbe costituire la base per un futuro modello applicabile anche al resto del territorio nazionale.
Per una piccola o media impresa, la realizzazione di un nuovo stabilimento, l’ampliamento di una sede produttiva o l’avvio di un importante programma di investimento può comportare numerosi passaggi autorizzativi e il coinvolgimento di diverse amministrazioni.
L’eventuale introduzione di procedure ispirate alla ZES Unica anche fuori dalle attuali aree interessate potrebbe quindi tradursi in un percorso amministrativo più coordinato e tempi più prevedibili per la realizzazione degli investimenti.
Per le PMI si tratterebbe di un cambiamento particolarmente significativo. Ridurre i tempi amministrativi significa infatti poter programmare con maggiore certezza acquisti di macchinari, ampliamenti produttivi, nuovi insediamenti e progetti di crescita, limitando il rischio che un investimento rimanga bloccato per ragioni esclusivamente burocratiche.
È importante distinguere l’eventuale estensione delle semplificazioni amministrative dall’estensione delle agevolazioni fiscali oggi collegate alla ZES.
Al momento non è stato annunciato un trasferimento automatico su tutto il territorio nazionale del credito d’imposta previsto per gli investimenti nelle aree ZES. La disciplina degli incentivi fiscali territoriali è infatti strettamente collegata anche alle regole europee sugli aiuti di Stato e alla possibilità di riconoscere intensità di aiuto più elevate nelle aree caratterizzate da specifiche condizioni di svantaggio economico.
Una futura riforma potrebbe quindi concentrarsi soprattutto sulla parte procedurale: sportello unico, coordinamento delle amministrazioni, riduzione dei tempi autorizzativi e semplificazione delle procedure necessarie alla realizzazione degli investimenti. L’articolo stesso sottolinea che, allo stato attuale, quella prospettata dal Governo è ancora una linea di studio e non una misura già definita.
La ricerca di procedure più rapide per gli investimenti industriali non riguarda soltanto l’Italia.
Anche a livello europeo si sta rafforzando l’orientamento verso meccanismi autorizzativi più veloci, soprattutto per gli investimenti strategici e per le tecnologie legate alla transizione energetica. Il Net-Zero Industry Act, ad esempio, introduce strumenti finalizzati ad accelerare la realizzazione di determinati progetti industriali connessi alle tecnologie a zero emissioni nette.
L’eventuale evoluzione del modello ZES potrebbe quindi inserirsi in una strategia più ampia, orientata a rendere il sistema produttivo italiano maggiormente competitivo e a ridurre uno degli ostacoli storicamente più rilevanti per chi investe: la complessità dei procedimenti amministrativi.
Per il momento non esiste una nuova ZES nazionale e non sono operative nuove agevolazioni per le imprese del Centro-Nord derivanti da questo annuncio.
Le dichiarazioni del Governo indicano l’avvio di una valutazione tecnica sulla possibile applicazione, anche al resto d’Italia, di alcuni strumenti che hanno caratterizzato l’esperienza della ZES Unica. Saranno quindi necessari eventuali successivi interventi normativi per conoscere nel dettaglio territori interessati, procedure, investimenti ammessi e modalità operative.
Per le PMI che stanno programmando nuovi stabilimenti, ampliamenti o importanti programmi di investimento sarà quindi utile seguire l’evoluzione della normativa: un’eventuale estensione delle procedure semplificate potrebbe incidere in modo significativo sui tempi necessari per trasformare un progetto di investimento in un’attività concretamente operativa.
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